“La blogger cubana Yoani Sánchez è stata sequestrata per venti minuti, picchiata e interrogata dalla polizia mentre stava andando a una manifestazione per la pace e la non violenza all’Avana”, racconta El País. “È stato un sequestro in stile camorristico”, continua nel suo blog Generación Y.
“Vicino alla rotonda di Avenida de los Presidente abbiamo visto arrivare una macchina nera, di fabbricazione cinese. ‘Yoani, monta in macchina’, mi ha detto uno afferrandomi con forza. Gli altri due fermavano intanto Claudia Cadelo, Orlando Luís Pardo Lazo e un’amica che ci accompagnava a una manifestazione contro la violenza. Ironia della sorte quella che doveva essere una giornata di pace è diventata un serata piena di violenza, di grida e di parolacce. Gli stessi aggressori hanno chiamato un’altra pattuglia che ha portato via Claudia e l’altra amica, mentre io e Orlando siamo stati costretti a salire sull’auto con la targa gialla”, racconta la giovane blogger cubana a cui non è mai stato concesso di uscire dal paese per ritirare i numerosi premi che negli ultimi anni gli sono stati attribuiti, come il premio Ortega y Gasset per il giornalismo.
“Ho chiesto di esibire un documento d’identificazione o un mandato di cattura. Ma naturalmente non ci hanno mostrato nessun documento che provasse la legittimità del nostro arresto. Alcuni curiosi si sono avvicinati, io gridavo ‘Aiuto, questi uomini ci vogliono sequestrare’, ma i sequestratori fermavano quelli che avrebbero voluto intervenire dicendo, ‘Non vi impicciate, questi sono controrivoluzionari’”.
Per costringere Yoani a salire in macchina i tre uomini cominciano a picchiarla duramente, a prenderla per la testa, a darle calci. Intanto Orlando viene immobilizzato da un uomo che lo tiene con la testa a terra.
Yoani viene colpita violentemente in viso: “Per un momento ho pensato che non sarei più scesa da quell’auto”, racconta. “Così mi uccidi”, grida a un certo punto mentre gli uomini non smettono di accanirsi contro di lei, uno allora ordina all’altro di lasciarla e di farla respirare.
“Eravamo alla mercé dei nostri aguzzini, sentire la voce di Orlando mi dava coraggio, dopo lui mi ha raccontato che in quel momento pensava lo stesso, sentendo la mia voce. Alla fine ci hanno rilasciato su una strada vicino a la Timba. Piangevamo abbracciati l’uno all’altro. Pensavo a Teo, come avrei potuto spiegargli tutto questo. Come avrei potuto spiegare che vive in un paese in cui sua madre può subire violenza in mezzo alla strada solo perché scrive un blog e trasforma le sue opinioni in kilobyte. Come avrei potuto descrivergli la faccia dispotica di quelli che mi avevano costretto a salire sulla macchina, la soddisfazione che avevano in viso mentre ci picchiavano e mentre mi alzavano la gonna e mi lasciavano seminuda sulla strada”, continua Yoani.
“Alla fine però ho visto anche in quei volti una certa paura, paura di quello che non capiscono e per questo non possono distruggere, il terrore di chi sa che ha i giorni contati”.
Fonte: http://www.internazionale.it/home/?p=9547#more-9547
11.08.2009
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