11.25.2009

I CSOA "isole", destinati a morire.

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Verso la manifestazione del 4 dicembre.

ROMA-Il processo di “normalizzazione” è iniziato il 1 Settembre con lo sgombero di Regina Elena, occupata nel 2007, con il trasferimento di circa 200 famiglie in un residence vicino Roma, una dinamica che mira a neutralizzare le comunità cittadine e disgregare le reti sociali attive nel territorio, una volontà politica irresponsabile voluta dall’amministrazione Alemanno con il beneplacito del Prefetto, la risposta ad una delle emergenze peggiori che possono colpire una metropoli in continua espansione: la richiesta di strutture abitative.
Una mancanza indegna, frutto di una progettualità amministrativa decisa ad eliminare dal territorio i “ corpi estranei” che sfuggono al controllo istituzionale e per questo potenzialmente pericolosi.

Da quel giorno gli sgomberi o i tentativi si sono succeduti seguendo una progressione pianificata : l’ Ex 8 Marzo nel quartiere Magliana ( che ha condotto al fermo di 5 militanti tuttora in stato di detenzione), il recente sgombero del campo nomadi Casilino 700 nel quartiere Centocelle e infine il 19 Novembre l’Horus 2.0, per la seconda volta in poco più di un anno.

Le motivazioni che inducono a criminalizzare la natura di tali azioni “militari” sono molteplici: di certo non risolvono l’emergenza abitativa ma ne cronicizzano la portata, non riconoscono politicamente una folta comunità di individui ( che non appartiene necessariamente ai militanti dei CSOA), sottovalutano il lavoro di recupero strutturale a scopo sociale di stabili da tempo abbandonati e quindi fatiscenti ( spesso utilizzati come centri di spaccio e prostituzione), rispondono con arresti illegittimi e con capi d’accusa palesemente ostracizzanti, estremizzano delle situazioni naturalmente portate allo scontro urbano ( basti guardare TorPignattara o Tor Marancia), rimettono al sistema civile la responsabilità di azioni riguardanti “lo stato sociale” determinando una sfiducia dilagante nelle istituzioni;
quest’ultimo punto è il più controverso e preoccupante: difatti è pacifico che quando una classe dirigente si deresponsabilizza non compiendo più i suoi compiti fisiologici crea dei vuoti di potere che sfilacciano la rete sociale nuclearizzando la comunità.

Il risultato di tale abiura facilita la nascita di associazionismi parapolitici che rispondono ai bisogni della cittadinanza al di fuori di ogni spazio istituzionale regolamentato: in questo modo nascono i CSOA o i movimenti sociali ma nel medesimo spazio bianco si generano fenomeni quali Casa Pound o i sottogruppi (a volte paramilitari) che negli ultimi tempi stanno assumendo dimensione sempre più ampie (Circolo futurista Casalbertone,Casa d’Italia Colleverde, il Cerchio e la croce).

La loro fortuna è determinata certamente da un appoggio economico prima che politico evidente, ma sopra ogni agente esterno il loro punto di forza si basa su una rete connettiva che ne organizza le strategie rendendole comuni e partecipative a più livelli sociali; sono realtà vincenti poiché adottano un livello di comunicazione spregiudicata ( e qualunquista) e si presentano all’opinione pubblica ( e con ciò intendo la fascia media della popolazione, non solo studenti o giovani, ma over 40 e 50) come un corpo politico unitario, compatto e interconnesso.

Durante l’assemblea pubblica svoltasi al Csoa Strike di Casalbertone i rappresentanti dell’Horus 2.0, reduci dall’occupazione del IV municipio come risposta allo sgombero di pochi giorni fa e vincenti nell’ottenimento il 20 Novembre di un tavolo di trattativa interistituzionale, hanno sollevato il punto nevralgico dell’attuale crisi che vede coinvolti gli spazi autogestiti: la necessità di creare una rete e l’abbandono di ogni pretesa individuale che li renda deboli e bersaglio dei continui attacchi da parte dell’ordine pubblico.

La base di partenza proposta dai militanti del Csoa è stata semplice e diretta: la sottoscrizione comune della Delibera 26 che tenta per la prima volta di creare una falla nel sistema di potere coercitivo e “costringe” i soggetti istituzionali a riallacciare dei rapporti di relazioni con realtà presenti nel territorio urbano; il protocollo immagina una ipotesi di lavoro congiunta grazie alla quale “la Regione Lazio, proprietaria dell'immobile Ex Gil di Montesacro , darebbe in concessione gli spazi al Comune, vincolando questo passaggio all'assegnazione degli stessi alla rete che ha promosso l'esperienza dell'Horus. I lavori di ristrutturazione sono a carico del Campidoglio, mentre la Provincia concorre all'istallazione di una struttura temporanea per garantire le attività svolte precedentemente a piazza Sempione”; una trattativa che per non rimanere nell’indeterminazione tecnico-burocratica necessita di una mobilitazione quanto più ampia possibile.

È la prima volta, dall’ingresso di Alemanno al Campidoglio, che attivisti di un centro sociale danno un chiaro quadro della situazione e cercano di trovare una soluzione che li vede costretti in una empasse politica deleteria e distruttiva: bisogna mettere fine al naturale soggettivismo degli spazi autogestiti ( determinato, certo da una notevole estensione urbana) e dare vita ad un tessuto connettivo duraturo, attraverso battaglie comuni, una appunto la riappropriazione dello stabile sgomberato a Piazza Sempione.

Fare lega insomma, istituire un cordone, allargare la gestione comune, rendersi visibili come forza unitaria: ciò che molto schiettamente permette a Casa Pound di infiltrarsi in quartieri storicamente antifascisti come il Materdei ( Napoli) o a Foro 753 (vicino alla tifoseria ultrà romana) di vedere i propri tesserati lievitare tra Agosto e Ottobre da 76 a 458 iscritti. Per tale motivo si è decisa l’organizzazione di una manifestazione cittadina Venerdì 4 Dicembre che verosimilmente ( l’itinerario è ancora in fase di discussione, ma l’appello pubblico sarà presentato i prossimi giorni) raccoglierà tutti comitati, le associazioni, i movimenti che attraversano gli spazi sociali e le occupazioni; la proposta di data non è casuale perché coincide con la giornata di mobilitazione nazionale contro gli sfratti, che vedrà iniziative diffuse in tutto il paese.

Francesco Valvo

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