
A Zurigo migliaia di persone hanno manifestato spontaneamente il proprio dissenzo verso il divieto di costruire minareti e verso il razzismo della popolazione svizzera.
Domenica sera a Zurigo, dopo due piccole dimostrazioni contro il divieto di costruire minaretialla Pestalozziwiese e all'Helvetiaplatz, alle 20'30 erano circa 2000 le persone riunitesi spontaneamente all'Helvetiaplatz per estendere la critica al razzismo della popolazione svizzera.
Mentre il corteo attraversava il centro cittadino di Zurigo molta gente si è unita al corteo, che è così cresciuto fino a 3000 persone. I manifestanti hanno portato striscioni con slogan come "Rompiamo il consenso razzista", "Solidarietà e non razzismo", "Nessun divieto a nostro nome". Il corteo è poi giunto all'ufficio cantonale dell'UDC, dove alcuni manifestanti hanno dato libero sfogo alla loro rabbia, in seguito ha fatto ritorno a Helvetiaplatz. La loro critica non si limitava all'introduzione del divieto di costruzione di minareti: in questi tempi di crisi economica i partiti razzisti come l'UDC cercano costantemente capri espiatori su cui deviare il malcontento causato da pochi manager della finanza. Con campagne populiste la paura e la frustrazione, generati della nostra società, vengono canalizzate e convertite in paura del diverso. I manifestanti hanno quindi sottolineato la loro contrarietà a questa politica e al razzismo dilagante: Non ha senso inasprire i confini fra nazioni o religioni, quando c'è un abbisso fra ricchi e poveri!
11.30.2009
A Zurigo contro il razzismo
11.29.2009
Eutelia: nuovo caso di "imprenditoria all'italiana"
Etichette: informazione, lavoro, politica11.25.2009
I CSOA "isole", destinati a morire.
Verso la manifestazione del 4 dicembre.
ROMA-Il processo di “normalizzazione” è iniziato il 1 Settembre con lo sgombero di Regina Elena, occupata nel 2007, con il trasferimento di circa 200 famiglie in un residence vicino Roma, una dinamica che mira a neutralizzare le comunità cittadine e disgregare le reti sociali attive nel territorio, una volontà politica irresponsabile voluta dall’amministrazione Alemanno con il beneplacito del Prefetto, la risposta ad una delle emergenze peggiori che possono colpire una metropoli in continua espansione: la richiesta di strutture abitative.
Una mancanza indegna, frutto di una progettualità amministrativa decisa ad eliminare dal territorio i “ corpi estranei” che sfuggono al controllo istituzionale e per questo potenzialmente pericolosi.
Da quel giorno gli sgomberi o i tentativi si sono succeduti seguendo una progressione pianificata : l’ Ex 8 Marzo nel quartiere Magliana ( che ha condotto al fermo di 5 militanti tuttora in stato di detenzione), il recente sgombero del campo nomadi Casilino 700 nel quartiere Centocelle e infine il 19 Novembre l’Horus 2.0, per la seconda volta in poco più di un anno.
Le motivazioni che inducono a criminalizzare la natura di tali azioni “militari” sono molteplici: di certo non risolvono l’emergenza abitativa ma ne cronicizzano la portata, non riconoscono politicamente una folta comunità di individui ( che non appartiene necessariamente ai militanti dei CSOA), sottovalutano il lavoro di recupero strutturale a scopo sociale di stabili da tempo abbandonati e quindi fatiscenti ( spesso utilizzati come centri di spaccio e prostituzione), rispondono con arresti illegittimi e con capi d’accusa palesemente ostracizzanti, estremizzano delle situazioni naturalmente portate allo scontro urbano ( basti guardare TorPignattara o Tor Marancia), rimettono al sistema civile la responsabilità di azioni riguardanti “lo stato sociale” determinando una sfiducia dilagante nelle istituzioni;
quest’ultimo punto è il più controverso e preoccupante: difatti è pacifico che quando una classe dirigente si deresponsabilizza non compiendo più i suoi compiti fisiologici crea dei vuoti di potere che sfilacciano la rete sociale nuclearizzando la comunità.
Il risultato di tale abiura facilita la nascita di associazionismi parapolitici che rispondono ai bisogni della cittadinanza al di fuori di ogni spazio istituzionale regolamentato: in questo modo nascono i CSOA o i movimenti sociali ma nel medesimo spazio bianco si generano fenomeni quali Casa Pound o i sottogruppi (a volte paramilitari) che negli ultimi tempi stanno assumendo dimensione sempre più ampie (Circolo futurista Casalbertone,Casa d’Italia Colleverde, il Cerchio e la croce).
La loro fortuna è determinata certamente da un appoggio economico prima che politico evidente, ma sopra ogni agente esterno il loro punto di forza si basa su una rete connettiva che ne organizza le strategie rendendole comuni e partecipative a più livelli sociali; sono realtà vincenti poiché adottano un livello di comunicazione spregiudicata ( e qualunquista) e si presentano all’opinione pubblica ( e con ciò intendo la fascia media della popolazione, non solo studenti o giovani, ma over 40 e 50) come un corpo politico unitario, compatto e interconnesso.
Durante l’assemblea pubblica svoltasi al Csoa Strike di Casalbertone i rappresentanti dell’Horus 2.0, reduci dall’occupazione del IV municipio come risposta allo sgombero di pochi giorni fa e vincenti nell’ottenimento il 20 Novembre di un tavolo di trattativa interistituzionale, hanno sollevato il punto nevralgico dell’attuale crisi che vede coinvolti gli spazi autogestiti: la necessità di creare una rete e l’abbandono di ogni pretesa individuale che li renda deboli e bersaglio dei continui attacchi da parte dell’ordine pubblico.
La base di partenza proposta dai militanti del Csoa è stata semplice e diretta: la sottoscrizione comune della Delibera 26 che tenta per la prima volta di creare una falla nel sistema di potere coercitivo e “costringe” i soggetti istituzionali a riallacciare dei rapporti di relazioni con realtà presenti nel territorio urbano; il protocollo immagina una ipotesi di lavoro congiunta grazie alla quale “la Regione Lazio, proprietaria dell'immobile Ex Gil di Montesacro , darebbe in concessione gli spazi al Comune, vincolando questo passaggio all'assegnazione degli stessi alla rete che ha promosso l'esperienza dell'Horus. I lavori di ristrutturazione sono a carico del Campidoglio, mentre la Provincia concorre all'istallazione di una struttura temporanea per garantire le attività svolte precedentemente a piazza Sempione”; una trattativa che per non rimanere nell’indeterminazione tecnico-burocratica necessita di una mobilitazione quanto più ampia possibile.
È la prima volta, dall’ingresso di Alemanno al Campidoglio, che attivisti di un centro sociale danno un chiaro quadro della situazione e cercano di trovare una soluzione che li vede costretti in una empasse politica deleteria e distruttiva: bisogna mettere fine al naturale soggettivismo degli spazi autogestiti ( determinato, certo da una notevole estensione urbana) e dare vita ad un tessuto connettivo duraturo, attraverso battaglie comuni, una appunto la riappropriazione dello stabile sgomberato a Piazza Sempione.
Fare lega insomma, istituire un cordone, allargare la gestione comune, rendersi visibili come forza unitaria: ciò che molto schiettamente permette a Casa Pound di infiltrarsi in quartieri storicamente antifascisti come il Materdei ( Napoli) o a Foro 753 (vicino alla tifoseria ultrà romana) di vedere i propri tesserati lievitare tra Agosto e Ottobre da 76 a 458 iscritti. Per tale motivo si è decisa l’organizzazione di una manifestazione cittadina Venerdì 4 Dicembre che verosimilmente ( l’itinerario è ancora in fase di discussione, ma l’appello pubblico sarà presentato i prossimi giorni) raccoglierà tutti comitati, le associazioni, i movimenti che attraversano gli spazi sociali e le occupazioni; la proposta di data non è casuale perché coincide con la giornata di mobilitazione nazionale contro gli sfratti, che vedrà iniziative diffuse in tutto il paese.
Francesco Valvo
11.20.2009
Horus sgomberato per la seconda volta
Sgomberato il centro sociale horus a circa un anno dal primo tentatativo di sgombero.
11.11.2009
I neonazisti di Bolzano:16 arresti
Etichette: informazione, nazismo, politicahttp://tv.repubblica.it/copertina/i-neonazisti-di-bolzano-16-arresti/38946?video=&pagefrom=1
La polizia ha arrestato un giovane e denunciati altri 16 con l'accusa di avere costituito nel Meranese un gruppo della Gioventu' hitleriana. L'operazione che ha visto numerose perquisizioni domiciliari nella cittadina di Naturno.Nove dei denunciati sono minorenni:il piu' giovane ha 15 anni e gli altri arrivano a 26.Nell'operazione,chiamata Macchia Nera,e' stato individuato un gruppo di giovani skinheads chiamato 'Naturnser Hitlerjugend'(Gioventu' Hitleriana di Naturno),operante in val Venosta.
11.08.2009
L'instancabile Luca Barabareschi
Etichette: il fatto quotidiano, politica
Il deputato Luca Barbareschi (Pdl) in un'intervista al Fatto quotidiano:
intervista di Alessandro Ferrucci
“Non faccio niente. Ma con un impegno della madonna...”, recita Luca Barbareschi nel suo ultimo lavoro teatrale. Lui è regista e primo attore di un musical nato da un’idea di Giorgio Gaber. Gira l’Italia. Ancona, Roma, Napoli, Crotone e ancora...
D:Mi scusi, come concilia un impegno del genere con la sua attività parlamentare
R:“Beh, non capisco la domanda: ho oltre l’80% di presenze”
D:Sicuro? I dati ufficiali della Camera raccontano di un 47,70%...
R:“Ah si. Vabbè, è quasi la metà. È la stessa cosa”.
D:Non proprio...
R:“Senta, io lavoro molto più di lei (è la prima volta che ci parliamo, ndr). Dormo quattro ore a notte, sono in piedi dalle sei del mattino e sono in grado di organizzare il lavoro”.
Yoani Sánchez aggredita dalla Polizia all’Avana
“Vicino alla rotonda di Avenida de los Presidente abbiamo visto arrivare una macchina nera, di fabbricazione cinese. ‘Yoani, monta in macchina’, mi ha detto uno afferrandomi con forza. Gli altri due fermavano intanto Claudia Cadelo, Orlando Luís Pardo Lazo e un’amica che ci accompagnava a una manifestazione contro la violenza. Ironia della sorte quella che doveva essere una giornata di pace è diventata un serata piena di violenza, di grida e di parolacce. Gli stessi aggressori hanno chiamato un’altra pattuglia che ha portato via Claudia e l’altra amica, mentre io e Orlando siamo stati costretti a salire sull’auto con la targa gialla”, racconta la giovane blogger cubana a cui non è mai stato concesso di uscire dal paese per ritirare i numerosi premi che negli ultimi anni gli sono stati attribuiti, come il premio Ortega y Gasset per il giornalismo.
“Ho chiesto di esibire un documento d’identificazione o un mandato di cattura. Ma naturalmente non ci hanno mostrato nessun documento che provasse la legittimità del nostro arresto. Alcuni curiosi si sono avvicinati, io gridavo ‘Aiuto, questi uomini ci vogliono sequestrare’, ma i sequestratori fermavano quelli che avrebbero voluto intervenire dicendo, ‘Non vi impicciate, questi sono controrivoluzionari’”.
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11.07.2009
Hitler calciatore e Mandela peruviano
Etichette: esteri, informazione, Italia, politicaLeggi ancora »»
11.05.2009
Video Giornale BOLLADARIA
Etichette: attualità, cronaca, stampa, videogiornale
Testo del videogiornale:
Ciao a tutti. Bolladaria è un progetto che mette le sue radici sulla piattaforma che ha rivoluzionato svariati ambiti della vita di molte persone:
La Russa delira per il crocifisso: "Possono morire !"
Da vedere fino alla fine.
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha perso il controllo dei nervi durante la trasmissione televisiva "La vita in diretta" per difendere la presenza del crocifisso nelle scuole, perde il controllo e attacca Corte europea, ospiti e conduttore.«Non lo leveremo il crocifisso. Possono morire, ma il crocifisso resterà in tutte le aule delle scuole. Possono morire, loro e quei finti organismi internazionali» ha sbottato il ministro che poi si è scagliato contro il conduttore , Lamberto Sposini, accusandolo di aver trattato il tema in modo «disequilibrato».
11.04.2009
"Il detenuto non si massacra in sezione..."
Etichette: attualità, cronaca, poliziaRicordate le magnifiche parole di Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp?
Bene, puntuale arriva la "conferma".
Riportiamo un estratto dell'articolo di Giuseppe Caporale per conto del quotidiano "La Repubblica" del 3\11\2009 ed alleghiamo il file audio di cui si parla:
"«In sezione un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto... Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto». Parole dal carcere di Castrogno, il carcere di Teramo. Parole "rubate" (ed incise su un file audio) dall' interno dell' ufficio di comando della polizia penitenziaria. Già, perché la voce in questione è quella del comandante degli agenti, Giuseppe Luzi.(...)"
11.02.2009
Experia di Catania sgomberato!
Etichette: occupazioni, politica, polizia, repressione, spazi sociali
La crisi continua a venire gestita con il manganello in nome della speculazione edilizia.
Sputtanopoli: in Italia gossip e politica sono una cosa sola
Per dovere di cronaca, l'intervento di Alfonso Signorini è tratto dal programma condotto da Silvia Toffanin, compagna di Pier Silvio Berlusconi.
11.01.2009
Pace per tutti
Etichette: Afghanistan, diritti umani, esteri, guerra, Obama, USAGorbacev ha dichiarato che presto gli Stati Uniti d'America intraprenderanno un percorso di apertura, simile a quello vissuto dall'Unione Sovietica durante la Perestoika. Il vecchio leader socialista vede di buon occhio l'amministrazione Obama e auspica una progressiva espansione dei diritti assistenziali, come la riforma della sanità pubblica e l'educazione universale.
Intanto la politica estera degli Stati Uniti non sembra cambiare sostanzialmente dalla precedente amministrazione. In una recente dichiarazione il segretario di stato, Hillary Clinton, ha detto di voler inviare nuove truppe in Afghanistan, un guerra velocissima (8 anni), con poche perdite (siamo sulle decine di migliaia, anche se non esistono dati certi sulla quantità di vittime complessive). Gorbacev come Obama è stato insignito del premio Nobel per la pace, che oltre al prestiggio fa entrare nelle tasche del vincitore 1.1 milioni di euro. Speriamo serva da spinta ad un reale processo di pacificazione internazionale, dove l'interesse di stato venga sostituito dall'interesse per l'uomo e per la donna. Questo renderebbe realmente meritevole il presidente americano dell'onoreficienza.
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41 bis
Riportiamo un articolo de "Il Manifesto" del 16 marzo 2006:
"Non si alza praticamente mai dal letto, mangia poco e non rivolge la parola a nessuno. Soprattutto non esce mai dalla sua cella. Se a Bologna in questi giorni si discute con qualche polemica di come e quando onorare l'assurda morte del professor Marco Biagi, nel super carcere dell'Aquila una delle donne che contribuì ad ammazzarlo, stando alla condanna di primo grado basata quasi esclusivamente sulla testimonianza della pentita Banelli, si lascia morire un po' ogni giorno. Diana Blefari Melazzi, la «compagna Maria» non ha nemmeno quarant'anni, ed è arrivata al braccio del 41 bis cinque mesi fa. Da allora si è lasciata andare ogni giorno un po' più a fondo. Prima ha cominciato a rifiutare i colloqui con la famiglia, poi quelli con l'avvocato, infine si è ficcata nel letto sotto le coperte. Prima per molte ore ogni giorno, poi per giornate intere. Dalla sua cella, due metri per tre, al pian terreno con una piccola finestra buia, non esce più. «Negli ultimi mesi sono stato a trovarla tre volte, l'ultima una settimana fa - dice il segretario del Prc aquilano Giulio Petrilli - e l'ho trovata sempre nel letto con le coperte tirate fin sul viso. Non risponde alle domande e in generale non parla con nessuno». I limiti imposti dal regime carcerario del 41 bis erano già strettissimi. Due ore d'aria al giorno e due di socialità. Un ora di colloquio al mese con i familiari solo attraverso un vetro, censura della posta.(...)".
Occorre riflettere sulla differenza tra rieducazione e punizione.
Le condizioni di vita delle carceri italiane sono regolamentate da una legge del 1975, nota come Ordinamento Penitenziario. Quanto ai "principi direttivi" della norma, l'articolo 1 recita:
| « Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona. Il trattamento é improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose. Negli istituti devono essere mantenuti l'ordine e la disciplina. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette o, nei confronti degli imputati, non indispensabili ai fini giudiziari. I detenuti e gli internati sono chiamati o indicati con il loro nome. Il trattamento degli imputati deve essere rigorosamente informato al principio che essi non sono considerati colpevoli sino alla condanna definitiva. Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l'ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento é attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti. » |


















