Il sessantaquattrenne Radovan Karadžić, politico serbo colpevole dell'assassinio di 7800 musulmani bosniaci a Srebrenica e di altri 12000 civili durante l'assedio di Sarajevo, quest'oggi doveva comparire al cospetto dei giudici del tribunale internazionale per i crimini nell'Ex Jugoslavia, all'Aia.
Alla sua assenza ingiustificata è seguita l'incredulità dei giudici, in quanto il codice vieta l'assenza dell'imputato durante lo svolgersi del processo. Quello che si teme è un altro rinvio della sentenza, ed il ripetersi di quanto già accaduto ai tre illustri responsabili della guerra Jugoslava: i due serbocroati Milan Babić e Slavko Dokmanović, e l'illustre ex presidente della repubblica serba Slobodan Milošević, tutti e tre si sono tolti la vita prima della auspicata sentenza per genocidio.
I famigliari delle vittime attendono da oltre tredici anni una pena esemplare per Karadžić, dopo dodici anni di latitanza e quindici mesi di detenzione.
Il mancato giudizio aprirà le porte ad una possibile revisione dell'intero organo giudiziale delle Nazioni Unite? Dopo le innumerevoli critiche mosse da più settori per la morte di Milošević, avvenuta per avvelenamento (ingeriva di nascosto medicinali per la cura della lebbra, causando l'infarto che l'ha stroncato nel 2006), il tribunale dell'Aia non può più indugiare.
La prossima settimana spetterà alla difesa scendere in aula, tutto il mondo auspica una sentenza esemplare, che serva da monito e deterrente, che faccia giustizia e che ripristini de facto lo statuto della corte penale.


















0 comments
Posta un commento