10.27.2009

Arrestato per droga, detenuto muore dopo pochi giorni: "Aveva il volto tumefatto"

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Riportiamo un articolo tratto dal quotidiano "L'Unità" del 27 ottobre 2009:

"Era stato arrestato per un modesto quatitativo di droga, è morto a meno di una settimana dal suo ingresso in carcere. Un detenuto di 31 anni, Stefano Cucchi, è deceduto nella notte tra giovedì e venerdì scorsi all'ospedale Pertini di Roma. Un caso sul quale Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone, e Luigi Manconi, ex sottosegretario alla Giustizia e presidente di 'A buon diritto', chiedono un «immediato chiarimento».

Il giovane era stato arrestato il 16 ottobre scorso e, al momento dell'arresto, secondo quanto detto dai familiari, stava bene e non aveva segni di alcun tipo sul volto. La mattina seguente, all'udienza per direttissima, il padre aveva notato tumefazioni al volto e agli occhi del ragazzo, che non viene inviato agli arresti domiciliari ma resta in cella. Dal carcere, poi, Stefano è stato trasferito al reparto detentivo del Pertini, sembra per «dolori alla schiena», raccontano Manconi e Gonnella, e ai genitori non viene consentito di vedere il figlio. «L'autorizzazione al colloquio - raccontano Manconi e Gonnella - giunge per il 23 ottobre, ma è troppo tardi perchè Stefano Cucchi muore la notte tra il 22 e il 23 ottobre.

I genitori rivedono il figlio per il riconoscimento all'obitorio e si trovano di fronte a un viso devastato. Ai consulenti di parte è stata negata la possibilità di fare le fotografie di quel viso». Per Gonnella e Manconi si tratta di una «morte tragica, sospetta, che richiede risposte dalla magistratura, dall'amministrazione penitenziaria, dai carabinieri, dai medici del Pertini e e dalla Asl competente». Anche l'assessore al Bilancio della Regione Lazio Luigi Nieri ritiene che «bisogna fare subito chiarezza. Non si può accettare che un ragazzo possa perdere la vita in questo modo, senza che si conoscano le ragioni del decesso. Non si può accettare che alla famiglia sia stato negato di vedere, per 6 giorni, il proprio figlio, e che ciò sia stato possibile solo dopo la sua morte. Mi auguro che al più presto, anche da parte del Governo, sia fatta luce sull'intera vicenda. In una società civile non possono accadere episodi di questo genere».

Per Mario Staderini, della Direzione Nazionale di Radicali Italiani, «quando un uomo entra in carcere con le sue gambe e ne esce morto dopo pochi giorni, è indispensabile che le istituzioni spieghino cosa è successo in maniera pronta e trasparente. E se necessario, ammettano le loro responsabilità. La denuncia di Luigi Manconi e dell'Associazione Antigone richiede l'immediato accertamento della verità, senza pastoie burocratiche che allontano dall'obiettivo. Giusto, quindi, che siano rese pubbliche le foto del viso tumefatto di Cucchi ed i suoi interrogatori, come accadrebbe se si trattasse di inchieste importanti»."

La vicenda, poco trattata dai media nazionali, ma di eccezionale gravità, segue un'altra molto simile che vide coinvolto Federico Aldrovandi, un giovane di 18 anni, che la notte del 25 settembre del 2005, perse la vita in circostanze apparentemente misteriose. Il decesso in un primo momento fu imputato ad una insufficienza miocardica contrattile acuta conseguente all'assunzione di ketamina, alcol ed eroina. In seguito, sia la perizia che i risultati delle indagini avrebbero evidenziato un contesto di gravi violenze subite dal giovane durante tutto l'intervento di una pattuglia della polizia composta da quattro agenti(tre uomini ed una donna). Questi il 6 luglio 2009 verrano condannati a tre anni e sei mesi per eccesso colposo nell'omicidio colposo di Aldrovandi. I quattro condannati, grazie all'indulto del 2006, non sconteranno la loro pena e in più, non verranno sospesi dal servizio, quindi noi con le tasse continueremo a pagare loro l'aspettativa.

Allego un video in cui un testimone, che ha paura di parlare, afferma che "C'è della gente cattiva": ha 74 anni e dice di aver visto i quattro agenti massacrare quel ragazzo di 18 anni.

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